Siamo pronti a entrare nella muta?

Di solito ci concentriamo sull’entrata in acqua: il controllo e l’adeguamento della nostra attrezzatura, come e con chi fare la prima immersione se da qualche tempo non ci tuffiamo, ma prima ancora dobbiamo chiederci “Nella muta ci sto?” soprattutto “Riuscirò ad entrarci?”

 

 

Abbiamo visto all’inizio qualche indicazione generale e non troppo privativa per riprendere forma senza sacrifici eccessivi. L’aspetto della vestizione/svestizione è tutt’altro che trascurabile dato che può comportare momenti di stress. È importante il luogo: se sia prevista la partenza da riva piuttosto che l’appoggio ad un  diving, cambia ovviamente la comodità e, in caso di immersioni invernali, il comfort di un ambiente riscaldato o meno. Ovvio che se ci troviamo con qualche chilo in più saremo costretti ad applicare tecniche delle più svariate (vale per uomini e donne almeno qui siamo alla pari!) dai salti, all’appendersi a ridursi a una specie di serpente sinuoso che tenta di infilarsi in quell’ attrezzo di neoprene che tutto fa tranne aiutarci. Alcune mute sono più simpatiche di altre nell’aiutarci in questo sforzo, per struttura, materiale e confezione, ma è un fatto assolutamente personale la scelta. Una volta entrati nella muta, dobbiamo però tenere conto di alcuni aspetti di cui ci parla la dietologa Flavia Correale, dietologa e subacquea (dietologa-endocrinologa e pediatra, presso i suoi studi di Milano, Torino, Roma, Napoli Salerno e Aversa. Ha collaborato con numerose riviste scientifiche, nonché partecipato a vari programmi televisivi) per goderci in tranquillità e “comodità” la nostra immersione.

 

«Il fattore “peso” – spiega la Correale - gioca un ruolo cruciale nello svolgimento di un immersione e in particolare per il fattore sicurezza e comfort. Nel caso del sottopeso la complicazione maggiore è quella di sentire freddo prima e più degli altri membri del team. In acqua la dispersione del calore corporeo è 25 volte maggiore che in aria e questa condizione di ipotermia può comportare conseguenze più o meno gravi quali affaticamento muscolare e riduzione della velocità di eliminazione dell’azoto. In caso di sovrappeso il subacqueo ha una minore resistenza fisica allo stress, agli sforzi improvvisi e, poiché Il grasso è un tessuto lento che trattiene una grande quantità di azoto disciolto nei tessuti, si può verificare una narcosi di azoto a profondità più basse e un maggiore rischio di incidenti da decompressione (PDD). L’obesità, inoltre,  predispone al rischio di complicanze cardiovascolari quali aterosclerosi, ipertensione, iperglicemia. Per questi motivi l’obesità bisognerebbe considerarla una condizione di non idoneità alla subacquea».

Per preparare il nostro corpo alle future immersioni Flavia Correale consiglia una dieta “equilibrata” consumando cinque pasti al giorno, limitando al massimo i cibi a lunga conservazione, l’alcool, i cibi troppo raffinati, le salse elaborate e tè o caffè in forti quantità. Verdura e frutta devono essere consumate preferibilmente crude e per un corretto apporto proteico è consigliabile prediligere carne di vitello, tacchino, coniglio, pesce. È vantaggioso consumare oli vegetali quali l’olio extravergine di oliva e zuccheri complessi, sotto forma di pasta, pane, riso a giuste dosi.

E quando finalmente siamo già in macchina a riva o in barca con gli amici diretti al mare come ci regoliamo per colazione pranzo o spuntino? Non fate come me che cedo alla meravigliosa focaccia di Recco pre immersione.

A colazione:  tè o succo di frutta o latte di mandorla al posto del latte essendo quest’ultimo meno digeribile.

A pranzo: pasta, riso o cereali che oltre a essere facilmente digeribili sono i classici alimenti alcalinizzanti per tamponare l’acido lattico prodotto dallo sforzo muscolare e favorirne il recupero.

Consigliati anche verdura e frutta conditi con olio di lino o semi di girasole, ricchi dei famosi Omega 3 per essere in perfetta forma scongiurando affaticamento, disidratazione cutanea e stanchezza. Fondamentale è bere sempre abbondantemente acqua prima e dopo le immersioni, dato che queste ne comportano un notevole dispendio che nei mesi caldi incrementa anche fuori dall’acqua. Ottima quindi l’eventuale merenda con frutta e liquidi.

Per chi fosse vegetariano, l’unico cibo di origine vegetale che contiene tutti gli amminoacidi essenziali è la soia. Attenti perché la carenza di uno degli amminoacidi essenziali può portare all’insorgenza di patologie più o meno gravi.

Sali minerali, oligoelementi e vitamine sono importanti. Una dieta equilibrata è sufficiente per coprirne il fabbisogno ma ricordatevi del magnesio, un oligoelemento che può scongiurare il rischio di crampi: diciamocela tutta, è veramente una seccatura avere un crampo mentre ti godi l’acqua e la vita marina a 20 metri di profondità.

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