Relitti, Il fascino discreto della storia.

 

 

Sott’acqua alla scoperta dei relitti: navi sfortunate insieme al loro equipaggio che raccontano infaticabili pezzi della nostra vicenda storica. Raccontateci la vostra esperienza, così potremo creare una “guida” per chi ama questo tipo di immersione.

Lo ammetto: i relitti sono in prima posizione nella mia personale hit parade delle immersioni La prima sensazione che ti attraversa mentre scendi è la curiosità, stai andando incontro a un pezzo concreto di storia, lì dentro c’erano marinai, soldati o pescatori, comunque persone che dopo il tragico momento dell’affondamento, se non fossero riuscite a salvarsi sarebbero rimaste intrappolate per sempre insieme a quel che è rimasto della loro nave.

Quando inizi a intravvedere la sagoma del relitto la curiosità si mescola alla soggezione per quel testimone silenzioso, avvolto da una nuvola di pesci che aspetta, da anni, decenni o secoli, che qualcuno venga a intrufolarsi tra le sue ferite, varchi aperti da siluri o rocce che creano intriganti passaggi popolati dalle più svariate specie: spugne di mare, molluschi, nudibranchi, spirografi, che fanno da sfondo a polpi, granchi, aragoste e scorfani per citarne alcuni.

L’incontro che mi ha colpito per fascino e ricchezza di vita, è stato con il Gabriele, piroscafo che venne affondato durante la prima Guerra Mondiale e si trova in posizione quasi verticale partendo da circa 45 metri di profondità. La prua risale fino a 32 metri, mentre la cabina di comando è a 38. Lo scafo è ben conservato, fasciato lungo la chiglia da due reti striscianti che ondeggiano lentamente mosse dalla leggera corrente, dando alla nave un residuo di vita. Particolare è la visibilità generalmente buona che permette di godere la vista della maggior parte dell’imbarcazione.

Pur essendo un’immersione non ricreativa, non comporta grosse difficoltà richiedendo solo qualche tuffo “preparatorio” alla profondità onde prevenire le sorprese della narcosi d’azoto. Percorrendo le fiancate si assapora il racconto della doppia vita di ogni relitto: prima quando solcava il mare obbedendo al suo compito mercantile, bellico o semplicemente turistico; successivamente ospitando la vita marina in molte forme, diventando meta del turismo subacqueo a caccia di tracce della presenza umana. Così si ritrovano strumenti di navigazione, piatti, tazzine e una volta con mio orrore, una scarpa, ma non sul Gabriele. Depredati dei cimeli più preziosi, i relitti rimangono testimoni del passato  affascinando per la loro presenza, soprattutto di notte, quando la massa più scura emerge attraverso la luce delle torce mostrando gradualmente il cambiamento degli ospiti marini. I predatori notturni sbucano dai vari anfratti mostrandosi per un attimo prima di scomparire, diverse specie riposano tranquilli nelle loro tane mostrando appena il muso turbati, ed è tempo di risalita, la tappa di decompressione ci aspetta e poi una bella cenetta tra amici.

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