Perché immergersi?

Spesso ci viene posta questa domanda e d’inverno, me lo sono chiesto anch’io. Che cosa spinge diverse migliaia di appassionati ad affrontare la laboriosa vestizione, i trasferimenti sul punto d’immersione per una manciata di minuti sott’acqua? Le risposte sono molte. Il silenzio, quello assoluto è appannaggio degli apneisti che scivolano magicamente nel regno fluido confondendosi e diventandone parte; vederli è un’emozione e quell’unico soffice rumore dato dal tuo erogatore, ora ti sembra uno stridio, ma vale il sacrificio dato che ci regala una lunga permanenza in acqua (in effetti mediamente 30 minuti, ma sott’acqua sembrano durare di più). 

 

Diventare parte di un ambiente a noi estraneo come l’acqua: immergersi completamente nell’acqua richiama il periodo pre-natale, quando siamo immersi nel liquido amniotico , in assenza di gravità e peso. Così è sott’acqua, dove superate le prime difficoltà nel gestire il proprio corpo immerso in un liquido, scopriamo il divertimento di muoverci come pesci, affiancandoli e curiosando nel loro habitat. I colori cambiano: se avremo portato una torcia, ci regalerà mille tonalità dal giallo vivo al fucsia e violetto, in caso contrario ci accontenteremo di tutte le sfumature di blu, ma sempre rapiti dall’incessante movimento di ogni microrganismo presente, dato dalla corrente e dal passaggio di predatori grandi e piccoli.

Le emozioni che si possono sperimentare praticando l’attività subacquea sono molteplici e varie: dal divertimento, al timore quando si affronti un luogo nuovo o si creassero condizioni che non avevamo ipotizzato, allo stupore di fronte a spettacoli come le mante che indisturbate sorvolino il gruppo di subacquei, o le timide castagnole nell’accudimento della loro numerosa prole. I relitti offrono tutta la gamma delle emozioni che si possano ipotizzare: sono brandelli di storia che il mare custodisce e a cui regala nuova vita dato che ospitano molte specie, rendendoli ottime mete di immersioni. Rimane però l’aura della tragedia, dell’attimo in cui quello che ora è un relitto, muto e spettrale era invece una nave, magari da guerra, con il suo carico di uomini in azione fino all’ultimo e che in parte l’hanno seguito sott’acqua. Nel mondo ci sono moltissimi siti da visitare, alcuni per subacquei esperti, molti per sub di tutti i livelli di esperienza. Nelle prossime settimane parleremo di quelli più interessanti, a partire dall’Italia.

L’aspetto archeologico è altrettanto interessante seppure più difficilmente percorribile, sia per i prelievi dei resti da parte dei ladri, sia per il legittimo lavoro di storici ed enti locali. Chi amasse il genere può agevolmente reperire le mappe delle antiche rotte delle navi romane, fenicie o più recentemente spagnole e portoghesi, dalle quali trarre indicazioni sulle località a maggiore “rischio di ritrovamento”. Per esempio in Toscana, nelle acque intorno al golfo di Baratti dove è sita un’importante necropoli etrusca, non è difficile ancora oggi rinvenire, anche a pochi metri di profondità, pezzi di coccio di antiche anfore, o residui della lavorazione dei metalli di migliaia di anni fa. In acqua con una preparazione adeguata e l’attrezzatura corretta, c’è un mondo da scoprire e da vivere, ma sempre rispettando il mare e i suoi abitanti.

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