In due è meglio

Chi viene con noi in acqua? Bella domanda: esistono due categorie di persone con le quali immergersi: i compagni di immersione e/o le guide.  Per i subacquei più esperti esiste solo la prima, a stento “reggono” la guida: ho sentito racconti al limite dell’horror su quello che alcuni miei amici decisamente esperti avrebbero fatto a una guida solo perché cercava di tenerli uniti al gruppo sott’acqua! Questo non significa che anche chi ha un bel numero di immersioni sulle spalle non possa godere di un sub che possa mostrare aspetti naturalistici e morfologici altrimenti trascurati o invisibili, o ottimizzare la gestione dell’immersione per renderla più interessante e godibile.

 

L’organizzazione di un’uscita in acqua deve prevedere sulla base dell’esperienza che abbiamo, almeno un compagno di immersione, meglio se un gruppo per rendere la giornata un vero momento di svago e una volta individuata la località dove immergersi l’eventuale struttura a cui appoggiarsi. Se capita di essere soli, nessun problema, i diving hanno sempre l’opportunità di mettere a disposizione un compagno che in quel caso sarà del nostro livello così da equilibrare le esigenze e rendere più semplice la gestione del gruppo anche alla guida. Gino Celin, libero professionista nella vita all’asciutto, ha un ricco passato all’inizio della carriera subacquea, come guida all’Isola del Giglio e successivamente è arrivato a essere trainer per SNSI, cioè istruttore di istruttori. Essere guida allora non è così terribile? Ho provato a chiedergli se abbia mai pensato di lasciare tutto e mi ha risposto che «Si, alle volte a causa dei “fenomeni” che spesso “bazzicano” l’ambiente, ma poi gli occhi felici di un open dopo la sua prima immersione o quelli del sub più esperto dopo che lo hai fatto divertire o i commenti del fotosub al quale sei riuscito a far vedere uno scorcio particolare mi hanno fatto legare ancora di più a questa attività».

La magia ritorna nelle sue parole, come in tutte le persone che praticano la subacquea e anche questo è un aspetto interessante, perché a volte scendere con un estraneo è ancora più stimolante, certo basta che non sia uno squilibrato, perché ci dà modo di creare uno scambio sia sott’acqua che una volta emersi. Per esempio la percezione di un tecnico non differisce dai meno esperti. «Da subacqueo il senso di pace e vicinanza alla natura e ai suoi elementi, ma quando si passa dall’altra parte: da istruttore e guida la soddisfazione di avvicinare e passare la mia passione agli altri o la soddisfazione di avergli fatto vivere un’esperienza positiva che ricorderanno». Le esperienze condivise ci arricchiscono di dettagli sconosciuti, spesso infatti ho incontrato sub con abitudini e tecniche di preparazione e di immersione diverse arricchendo il mio bagaglio di piccoli trucchi estremamente funzionali. Capitano anche situazioni particolari, ma la guida generalmente sa gestire la situazione così da non togliere divertimento e tranquillità.

 

Le immersioni da riva sono estremamente comode per la libertà da orari e prenotazioni che offrono, richiedono un po’ di spazio soprattutto se si è una compagnia numerosa, quindi da evitare le spiagge in agosto a meno che si sia certi dello spazio a disposizione. Anche Gino condivide la mia preferenza verso l’uscita in gruppo per l’immersione, dato che secondo lui «il bello della subacquea non è solo il “durante”, ma anche il prima e il dopo».

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