A proposito di sicurezza...

 

 

 

Quanto è accaduto di recente a Chioggia, pone la nostra attenzione sulla pericolosità dell’immergersi. L’incidente subacqueo colpisce l’attenzione quasi come quello aereo; il motivo è facilmente spiegabile: in entrambi i casi ci si trova in un ambiente alieno “sospesi in aria” così come “immersi in acqua”. Pur trascorrendo 9 mesi di vita in un liquido infatti, l’acqua smette di esserci familiare alla nascita e per molti questa estraneità durerà tutta la vita.

 

 

I pericoli che possono presentarsi durante l’immersione sono molteplici, ma la maggiore parte sono facilmente evitabili o risolvibili, se dotati dell’attrezzatura corretta e in perfette condizioni, con un buon addestramento dato dalla frequentazione dei molteplici corsi offerti dal mercato. Il dato che colpisce nell’incidente di Chioggia, purtroppo non isolato, è che il subacqueo si sia trovato da solo.

 

Massimo un carissimo amico spesso compagno di immersione, in procinto di compiere il bel traguardo dei 60 anni in perfetta forma, ha iniziato a immergersi con l’erogatore a 16 anni e oggi ha raggiunto altissimi livelli di tecnica ed esperienza, utilizzando diverse tipologie di attrezzature fino ad arrivare al rebreather. Le sue immersioni sono puro piacere di essere nel blu in compagnia di amici, indipendentemente dalla profondità, pur mantenendo una propensione per i relitti. Eppure ha rischiato di morire dopo 80 secondi di immersione a 1 mt. Dalla superficie. Chi l’ha salvato? Il compagno d’immersione “buddy” che si è accorto immediatamente del suo svenimento, l’ha riportato in superficie attuando le procedure di soccorso con il team del diving. L’attrezzatura era perfetta, non è stato un malfunzionamento né un errore di programmazione del tuffo: a -1 mt dalla superficie. Max superato lo spavento è tornato in acqua, con quelle che definisce gli aspetti dell’immergersi oggi: consapevolezza, conoscenza e disciplina, ma anche tanto entusiasmo che ci portano al suo tuffo nel cassetto: Truck Lagoon in Papua Nuova Guinea.

 

Perché racconto di lui? Perché mi piace condividere questo viaggio nel mondo subacqueo con gli amici come se fossimo sul gommone, in barca o a riva per il brief o lo scambio dopo immersione, soprattutto, quando accade un incidente ci si confronta, le domande si moltiplicano come le ipotetiche soluzioni. Questa volta la risposta poteva essere la presenza del compagno di immersione, che avrebbe potuto fare la differenza e salvare una vita. Lo  scrivo al condizionale, certezze non ci sono, ma la testimonianza di Massimo sul fondamentale intervento del suo compagno, ci ricorda che l’attività che amiamo non è esente da rischi e impegnarsi a ridurli al minimo è indispensabile per noi, per chi ci accompagna in acqua e per chi ci aspetta.

Questo sito utilizza i cookies per migliorare il servizio offerto. I cookies impiegati sono solo quelli essenziali per il funzionamento del sito e sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookies e come cancellarli leggi la direttiva europea.

Accetta i cookies da questo sito

EU Cookie Directive Module Information