FOODHACKATHON, a Torino in scena le tecnologie del futuro

Nel mondo del cibo lo chef, il cuoco, la casalinga, la nonna sono chiamati esprimersi, trasformare le materie prime a loro disposizione in piatti. Fondamentalmente entrambi, il grande chef e la massaia non hanno però gli strumenti per rivoluzionare il mondo del cibo, possono mantenere, valorizzare, migliorare le tradizioni, con modernità e con attenzione verso le quantità di cibo sufficienti per nutrirsi, possono dare equilibrio alle abitudini alimentari ma a scoprire l' acqua calda devono essere altri cervelli

 

 

Quelli che abbiamo incontrato e conosciuto a Torino in occasione di #FOODHACKATHON presso I3P l' incubatore del Politecnico di Torino dove si e tenuto " Dal Campo alla Tavola" sono un’eccellente schiera di ragazze e ragazzi, di cui andare fieri, quella generazione a cui dobbiamo impedire di andare all'estero, rinforzare la colonia di nostri connazionali che si identifica sotto la voce fuga di cervelli.

 

Precede l' inizio della tre giorni di confronto e studio creativo delle decine di gruppi di lavoro formati da universitari del Politecnico torinese e di altri prestigiosi atenei un dibattito, un confronto con le aziende e con il grande chef Davide Scabin del Combal Zero di Rivoli, uno dei protagonisti  non da oggi,  ma dagli anni 90, di una cucina innovativa. Una filosofia fatta di coraggio, talento, tradizione e modernità, palato abbinato allo studio dei profumi, dei sapori, del gusto, delle materie prime che hanno fatto dello chef torinese uno dei protagonisti della cucina italiana. Davide rompe il ghiaccio prende la parola, nessuno meglio di lui, può essere cosi diretto, in grado di farsi capire perché parla lo stesso linguaggio delle nuove generazioni. I ragazzi raccolgono l'input che arriva dallo chef e dagli altri ospiti. In particolare Giancarlo Addario, manager di Barilla, illustra le esigenze di un grande brand italiano sempre attento trovare contenuti che facilitano il rapporto con la clientela, che garantiscono una trasparenza ai loro prodotti, la soddisfazione del cliente e fondamentale per crescere e continuare migliorarsi. Monito che arriva anche dall'AD di Ruffino storico brand del Chianti diventato dal 2011 di proprietà di una multinazionale americana che attraverso tutta una serie di operazioni che vanno dalla mappatura delle superfici coltivate, a metodi di controllo che rilevano la maturazione e le stime di produzione, è un fiore all’occhiello della vitivinicoltura italiana.

 

Tante le informazioni che gli universitari raccolgono per iniziare dare vita a un weekend intenso dove ognuno fa la sua parte, nei diversi gruppi le diverse competenze sono quelle che permettono di fare squadra, di mettere in cantiere idee e contenuti per presentare un progetto vincente non solo per il concorso ma per il futuro di questi giovani e per tutta la filiera del sistema alimentare. I gruppi lavorano, arriva nel tardo pomeriggio di domenica, l' ora del verdetto, buone, pregevoli quasi tutte le proposte, alcune forse sono idee già viste e sviluppate, altre sono curiose ma forse difficili da applicare, perché molte delle buone idee devono fare il conto con la legislazione italiana una cosa non semplice per le start up. Da oggi siamo consapevoli che molti di questi ragazzi troveranno spazio meritato nel sistema agroalimentare, vinicolo e che sono proprio loro le nuove generazioni l'elemento che avrà il compito di garantire maggiore qualità, certificazione della filiera, la provenienza dei prodotti e il rispetto per l' ambiente.

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