L'India dei Beatles al Museo di Arte Orientale

Al Museo d’Arte Orientale di Torino si inaugurerà domani, in contemporanea con la mostra di Palazzo Madama dedicata a Marilyn Monroe, una grande mostra dedicata ai Beatles e al loro viaggio in India. Era il 1968 e fu uno degli eventi chiave nella cultura popolare occidentale. In mostra centinaia di oggetti in dialogo con opere d’arte contemporanea, in un ambiente ricco di stoffe, profumi e suoni.

La mostra Nothing Is Real, è stata ideata da Luca Beatrice, ed è ispirata a un verso tratto da Strawberry Fields Forever. Al MAO si potranno vedere dai memorabilia beatlesiani relativi appunto al loro periodo mistico alle fotografie indiane di Italo Bertolasi e di Pattie Boyd, fidanzata di George Harrison e poi “amante” di Eric Clapton; dalle guide, mappe e manuali di viaggio utili a raggiungere l’India senza soldi alle prime edizioni di libri storici, come Siddharta, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, La lunga strada per Katmandu; dal reportage diretto dal giovane giornalista Furio Colombo che forse per caso si trovava a Rishikesh negli stessi giorni dei Beatles a Wonderwall, film psichedelico del 1968 diretto da Joe Massot con musiche di George Harrison; dalle Ceramiche tantriche di Ettore Sottsass alle opere di Alighiero Boetti, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Francesco Clemente che segnano diversi modi di avvicinarsi al tema dell’orientalismo.

Erano quelli gli anni dei “backpackers” che si muovevano “on the road” con pochi soldi in tasca, alla stregua di Allen Ginsberg perché “la poesia non è un'espressione”. E da quel “mondo delle meraviglie in cui l’Uomo sa di essere in sogno”, Allen Ginsberg, sbarcato da poco a Bombay nel 1962, raccontava la sua visione dell'India mistica e millenaria, la terra che una giovane generazione beatnick anelava a percorrere, fra smarrimenti esistenziali, tramonti infuocati e viaggi introspettivi. Cos'è rimasto di quelle emozioni possiamo leggerlo in Diario Indiano, scritto dallo stesso Ginsberg, durante la sua permanenza di un anno insieme al poeta Peter Orlovsky. Per quanto riguarda la moda, invece, non importa andare tanto lontano perché quei colori e quelle atmosfere hanno stregato gli stilisti contemporanei, tanto da effettuare un vero e proprio repechage versione luxury di uno stile di vita che ha fatto la storia. Ed ecco “India comanda colori”, come direbbe Alice Salardi, nel giallo della madre terra proposto da Gucci in fantasia floreale per questa estate dell'oro. Oppure nei preziosi intarsi di pietre e cristalli, sulle scarpe di Rene Caovilla, che sembrano i ricami dei sari delle spose. Fino ai tessuti indiani della regione del Rajasthan che fanno da cornice alle miniature Moghul con profili femminili sugli orecchini di Lebole Gioielli.

«Un felice ritorno al mood “vagabondages” - sottolinea la scrittrice Patrizia Finucci Gallo – quando l'abito raccontava un movimento, un'idea, una direzione. È una moda perfetta per i voyageurs, quelli che scelgono i libri con cura e preparano valigie da esploratori. Amo i colori di Manish Arora, ma i rimandi all'India dei nostri stilisti hanno un aspetto più evocativo, più lussuoso, che si sposerebbe bene con il Merry Pranksters dello scrittore Ken Kesey, il Volkswagen del 1964 decorato con disegni psichedelici. Tuttavia mentre scorre fra le adolescenti la moda anni '70, il lassi di mango e cardamomo prende il posto del cappuccino, frullano i colori degli asceti indiani sulle nostre sottovesti, rimane da capire se il terzo occhio sia solo un optional da mettere sulle scarpe o un'esigenza tutta italiana di vedere la luce».

Per l’intera durata della mostra, dal 1 giugno al 2 ottobre, Lush, brand etico di cosmetici freschi e fatti a mano, curerà un suggestivo percorso olfattivo dove l’arte del profumo incontrerà il misticismo orientale e la cultura pop. Le undici sale della mostra saranno avvolte dalle note di due fragranze della collezione Gorilla Perume, la raffinata collezione di profumi Lush che si pone l’obiettivo di divenire arte per il naso. Un vera e propria esperienza multisensoriale con tante connessioni tra le fragranze diffuse in mostra e il viaggio di fuga e scoperta dell’iconico quartetto britannico. L’arte della profumeria Lush sarà inoltre protagonista di una serie di originali appuntamenti volti a raccontare il mondo orientale e la cultura pop: da uno Scented Concert della celebre artista del sitar Sheema, a una degustazione di tè indiani e profumi Gorilla Perfume fino a una sessione di Scented Yoga, un percorso di meditazione e rinascita olfattiva.

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