Quo Vadis Moreno?

Le aperture di nuovi luoghi della ristorazione sono all'ordine del giorno a Torino. In tanti si riversano in questo mondo con più o meno successo, molti investono risorse e gruzzoletti di patrimonio guadagnati in altre attività nella prima fase della loro vita, con nessuna o poche competenze in materia. Molti di loro si eclissano in breve tempo, la fiammata, l'effetto novità si spegne subito. Non è questo il caso del Quo Vadim di Moreno Grossi, una nuova apertura in San Salvario (corso Raffaello 5), un po’ decentrato dal cuore pulsante del quartiere  anche se nell'ultimo periodo proprio sull' asse che va da Marconi a Dante hanno aperto i battenti nuove attività.

 

Di per se Quo Vadis dice tutto e niente, ma nel caso di questo locale rappresenta molto. Sì, perché dietro alla domanda che molti gli hanno posto in questi anni, “dove stai andando?” c'è uno degli interpreti storici della cucina sabauda, quel Moreno Grossi toscano classe 1941, uno che una storia, nella sua vita se le proprio costruita. Orfano di genitori viene preso in affido a Dogliani dal secondo capo di Stato, quel Luigi Einaudi considerato uno dei padri della Repubblica Italiana e presidente dal 1944 al 1955. Proprio nel 1944 Moreno arriva in Piemonte e qui cresce, mentre Torino affrontava il dopoguerra, la ripresa economica, la tragedia di Superga, la grande crescita della Fiat. Dagli anni Settanta a oggi, in oltre quarant'anni di carriera, Moreno apre e chiude diversi ristoranti. Il più famoso resta La Smarrita locale passa alla storia. Qui non solo l'avvocato Gianni Agnelli è di casa ma tutta la dinastia, e poi a cascata i manager che si sono succeduti alla guida dell’azienda. Di questa frequentazione sono stato testimone proprio io, quando nei primi anni Ottanta, mi capitò di incrociare nel ristorante di corso Unione Sovietica in una giornata invernale, proprio l'Avvocato accomodato in un tavolo che godeva delle attenzioni di Moreno. Questo caparbio toscano che non si arrende mai, anche quando tutti  lo danno per perso, è uno dei primi grandi precursori del catering in città. Non c'è famiglia della Torino bene e del Piemonte che non abbia festeggiato qualche evento, battesimi comunioni o cresime con il catering di Moreno. Per una vita il locale di Moreno non era solo il luogo della buona cucina, ma anche delle grandi etichette di vini, era il ristorante dove si racconta che i tartufai facevano a gara per venire a Torino con i loro migliori pezzi. Ma ora fatta questa premessa, questo cenno storico, servirebbero molte pagine per raccontare l' intero  percorso culinario di questo chef e della sua famiglia, in particolare dai figli Stefano e Lucia entrambi sommelier. Veniamo ai giorni d'oggi, all'ultima recente apertura che Moreno insieme al suo fido Fabio Montagna con la quale, dopo 5 anni di forzata sosta per problemi di salute, riporta lo chef dietro i fornelli. La vita gli ha presentato il conto, ma lui e stato più forte come sempre ha dimostrato di essere una persona agguerrita. Moreno, a cui non e mancato in questi anni l'affetto dei suoi clienti, è ritornato, «lo devo a loro - ci dice - mi hanno voluto e mi vogliono bene. Il locale non è grande una quarantina di coperti, in poche settimane è sparsa la voce, mi tocca ogni sera mandare via le persone».

Del resto c'è proprio un rapporto di affezione tra lui e i clienti, Moreno si divide tra cucina e sala, ogni portata per lui e un rito, la descrizione del piatto e due parole per ogni commensale. Oggi come ieri le famiglie sabaude che contano sono nuovamente sedute ai suoi tavoli, la cucina non cambia, sempre una mescolanza di contaminazioni, carne e pesce, tipicità piemontesi. Come non iniziare un pasto con il suo crudo toscano che affina personalmente prima sotto sale e poi sotto salamoia, per poi servirlo su un tetto di confettura di fichi. Il nostro viaggio e proseguito con alcune notevoli portate il risotto allo champagne con ostriche e fragoline selvatiche, il boccone di mare e farro e poi i dolci da non perdere. Qui nomi importanti, gli affezionati dell'industria, della politica, della cultura e dello sport torinese vengono appositamente per mangiare il rognone trifolato, il fegato di sanato, le cervella burro e salvia con amaretto. Il rapporto qualità/prezzo e buono, le etichette di vini proposte spaziano dai rossi piemontesi ai toscani, le tovaglie, i servizi sono caldi, tutti tavoli sono accompagnati da una luce da centro tavola di Kartell, mentre il soffitto e illuminato da diverse luci di intensità e dimensioni graduabili. Non ci resta che dirvi che questa è veramente un occasione, da sfruttare, specie per i gourmet più giovani che non hanno avuto il piacere di conoscere quello che e stato ed è di gran lunga uno dei migliori interpreti in città da sempre.

Quo Vadis

Corso Raffaello 5, Torino

Tel. 011 6694723

www.trattoriaquovadis5.it

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